Quesiti Operativi

Sgravio contributivo nel contratto di lavoro intermittente

Un rapporto di lavoro intermittente a tempo determinato, della durata superiore a 6 mesi, può essere considerato un impiego regolarmente retribuito, in modo da far venir meno il requisito soggettivo che dà diritto allo sgravio contributivo per tutte le donne prive di un impiego da almeno 24 mesi?


 

La legge n° 92 del 2012 ha previsto uno sgravio contributivo per tutte le donne prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 o 24 mesi, a seconda del luogo di residenza.

Con il termine “impiego regolarmente retribuito” si fa riferimento all’attività lavorativa riconducibile ad un rapporto di lavoro subordinato della durata di almeno sei mesi, sia nella forma autonoma che in quella parasubordinata.

 

 

La circolare del Ministero del lavoro n.34 del 25 luglio 2013 è intervenuta sulla definizione di impiego regolarmente retributito, riferendosi a quei lavoratori svantaggiati che "non hanno prestato attività lavorativa riconducibile ad un rapporto di lavoro subordinato della durata di almeno sei mesi, ovvero coloro che non hanno svolto attività lavorativa in forma autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito inferiore al reddito annuale minimo personale escluso da imposizione".

 

Per il rapporto di lavoro subordinato rileva quindi il profilo della durata ma non viene fatto alcuni riferimento all’effettiva presenza del lavoratore o alla retribuzione corrisposta.

 

 

Il lavoro intermittente, con o senza obbligo di disponibilità, rientra nella categoria dei contratti di tipo subordinato che possono essere a termine o a tempo indeterminato.

Interpretando in maniera letterale e cautelativa la norma si potrebbe ritenere che, anche a fronte di una intermittenza della prestazione, i rapporti di lavoro intermittente superiori ai sei mesi rientranti nel periodo di osservazione risultano ostativi per l’accettazione dell’agevolazione.

 

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