Quesiti Operativi

Dimissioni per giusta causa

Qual è la giurisprudenza a cui fa riferimento l'Inps nello stabilire la quantificazione delle due mensilità minime non pagate che possono portare alle dimissioni per giusta causa, e quindi all'indennità Naspi per il lavoratore?

 

 

Le dimissioni per giusta causa vengono effettuate dal lavoratore nel caso in cui il rapporto di lavoro non può continuare in ragione di un inadempimento del datore di lavoro.

 

 

L’indennità Naspi spetta a chi possiede uno stato di disoccupazione involontario, compreso i casi di dimissioni per giusta causa.

 L’Inps, in tal senso, con la circolare n. 97/2003, si è adeguata a quanto espresso dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 269/2002, affermando che “le dimissioni per giusta causa non sono riconducibili alla libera scelta del lavoratore”, quindi comportano uno stato di disoccupazione involontaria.

 

 

L’Inps, nel caso in cui riceva una richiesta di Naspi da un disoccupato che ha presentato le dimissioni per giusta causa determinate dal mancato pagamento della retribuzione, nella scelta di erogazione o meno dell’indennità, fa riferimento a quanto stabilito dal giudice nella controversia.

Difatti, la sentenza della Corte di Cassazione n. 14829/2002 afferma che è il giudice in merito a stabilire la gravità dell’inadempimento del datore di lavoro e affermare o meno la presenza della giusta causa.

 

 

Non è quindi ravvisabile una indicazione che possa dare una precisa definizione numerica; occorrerà quindi valutare la situazione dei mancati pagamenti che dovranno comunque avere una importanza tale da determinare le dimissioni per giusta causa.

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