Quesiti Operativi

Assunzione di braccianti agricoli in agriturismo

Un'azienda, che possiede un agriturismo e produce latte con i propri animali e lo commercializza, deve assumere i dipendenti addetti al punto vendita come braccianti agricoli o come commessi del settore terziario? 

 

 

 

La legge definsce attività agrituristiche quelle di ricezione e ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli (art. 2135 c.c.), anche nella forma di società di capitali o di persone, oppure associati fra loro, attraverso l'utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali. Rientrano così le attività ricettive, somministrazione di pasti e bevande, degustazione di prodotti aziendali e l'organizzazione, anche esterna, di attività ricreative, culturali, didattiche, di pratica sportiva, nonché escursionistiche e di ippoturismo, anche per mezzo di convenzioni con gli enti locali, finalizzate alla valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale (L. 96/2006).

Possono essere addetti allo svolgimento dell'attività agrituristica l'imprenditore agricolo e i suoi familiari (art. 230-bis c.c.), nonché i lavoratori dipendenti a tempo determinato, indeterminato e parziale, che sono considerati lavoratori agricoli ai fini della vigente disciplina previdenziale, assicurativa e fiscale.

 

La normativa ha evidenziato la necessità che sussista la prevalenza dell’attività agricola propriamente detta (ad esclusione, quindi, delle attività connesse), operando una presunzione di prevalenza in caso di strutture agrituristiche di piccole dimensioni, vale a dire quando le attività di ricezione e di somministrazione di alimenti e bevande sono limitate ad un numero pari o inferiore a dieci ospiti (art. 4, c. 3, L. 96/2006).

 

Per essere riconosciuta quindi come attività agrituristica e di conseguenza agricola la norma afferma che devono essere presenti in maniera contemporanea le seguenti caratteristiche:

  • qualifica di imprenditore agricolo da parte del soggetto che la esercita;
  • dell'esistenza di un "rapporto di connessione e complementarità" con l'attività propriamente agricola;
  • permanenza della principalità di quest'ultima rispetto all'altra (Cass. 2 ottobre 2008 n. 24430).

 

Per il caso oggetto del quesito occorrerà quindi verificare l’incidenza dell’attività di ristorazione rispetto a quella agricola.

 

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