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Stato di disoccupazione: nuove indicazioni dall’ANPAL

Con la prima Circolare dell’anno, l’ANPAL ha fornito le regole relative alla gestione dello stato di disoccupazione, a seguito delle novità legislative introdotte dall’art. 4, c. 15-quater, DL 4/2019 (cd. Decretone), conv. in L. 26/2019.

Il provvedimento, operativo a decorrere dal 30 marzo 2019, reintroduce l’istituto della conservazione dello stato di disoccupazione, che si mantiene anche laddove il disoccupato svolga un’attività di lavoro dipendente o autonoma con reddito pari o inferiore rispettivamente a 8.145 € annui, ovvero 4.800 € annui.

 

 

Stato di disoccupazione

 

Finora l’art. 19 D.Lgs. 150/2015 considerava in stato di disoccupazione tutti coloro che erano privi di impiego e che dichiaravano, in forma telematica, al Sistema Informativo Unitario delle politiche del lavoro (SIU), la propria immediata disponibilità (DID) allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il Servizio competente.

Ora, invece, l’art. 4, c. 15-quater, DL 4/2019 ha introdotto un ulteriore requisito, stabilendo che sono in stato di disoccupazione, i soggetti che rilasciano la DID e che alternativamente soddisfano uno dei seguenti requisiti:

- non svolgono attività lavorativa sia di tipo subordinato che autonomo;

- sono lavoratori il cui reddito da lavoro dipendente o autonomo corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ai sensi dell’art. 13 DPR 917/86 (TUIR).

 

 

Conservazione dello stato di disoccupazione

 

Alla luce del nuovo disposto normativo, il lavoratore può entrare in disoccupazione ovvero conservare tale status anche nel caso in cui intraprenda:

- un’attività lavorativa dipendente, il cui reddito sia pari o inferiore a 8.145 annui. Si considera, indipendentemente dalla durata prevista del rapporto di lavoro, la retribuzione annua imponibile ai fini IRPEF (quindi al netto dei contributi a carico del lavoratore);

- un’attività lavorativa autonoma, il cui reddito sia pari o inferiore a 4.800 annui. Nel computo del reddito annuo bisogna seguire il “principio di cassa” sia nell’imputazione dei compensi percepiti sia in quello delle spese sostenute. Inoltre, dal reddito lordo sono detratti, se dovuti, i contributi versati alle eventuali gestioni previdenziali obbligatorie, deducibili ai fini IRPEF.

 

 

Sospensione dello stato di disoccupazione

 

La regola generale prevede che, al momento dell’avvio di un rapporto di lavoro dipendente, la sospensione scatta unicamente se non vi è conservazione dello stato di disoccupazione, in base ai requisiti reddituali appena illustrati.

Quindi, in caso di inizio di una attività di lavoro subordinato, a tempo determinato o indeterminato (ivi incluso il contratto di apprendistato), lo stato di disoccupazione si sospende fino ad un massimo di 180 giorni. Da notare che il computo dei 180 giorni è riferito al singolo rapporto di lavoro anche qualora il lavoratore abbia attivato più rapporti di lavoro nel corso dello stesso anno.

Qualora il contratto di lavoro in questione termini, per qualsivoglia motivazione, prima che siano decorsi i 180 giorni, la persona interessata ritorna in stato di disoccupazione e l’anzianità della disoccupazione ricomincia a decorrere dal momento della fine della sospensione.

 

Esempio

Tizio viene assunto il 1° gennaio 2019 con una retribuzione mensile pari a 900 € e il contratto ha una durata di 10 mesi. La retribuzione annua di Tizio è pari a 10.800 €, e quindi non si applica la conservazione. Pertanto a Tizio viene sospeso lo stato di disoccupazione fino a 6 mesi (ossia, al massimo fino al 30 giugno 2019); se il contratto perdura oltre il 30 giugno 2019, Tizio perde lo stato di disoccupazione.

 

Per quanto riguarda lo svolgimento di attività di lavoro autonomo, invece, l’ANPAL precisa che in nessun caso è possibile dare luogo alla sospensione del periodo di disoccupazione.

 

 

Casi particolari

 

L’intervento di prassi, inoltre, individua alcuni casi di particolare interesse, ossia: l’attività di lavoro intermittente, il tirocinio extracurriculare e lo svolgimento di prestazioni occasionali (ex voucher).

Sebbene ai fini dello stato di disoccupazione il lavoro intermittente segua le medesime regole previste per l’attività di lavoro dipendente, lo stesso non può dirsi per la sospensione di tale status, in quanto bisogna distinguere se il contratto preveda o meno l’obbligo di risposta.

Nel caso in cui non sia previsto un obbligo di risposta, lo stato di disoccupazione sarà sospeso nei periodi di effettivo svolgimento dell’attività lavorativa, mentre il lavoratore resterà disoccupato nei periodi di non lavoro. Pertanto, sia ai fini della sospensione che dell’eventuale decadenza dallo stato di disoccupazione, saranno computati unicamente i periodi di lavoro effettivo.

Diversamente, laddove sia previsto un obbligo di risposta, lo stato di disoccupazione è sospeso per tutto il periodo di durata del contratto ove la retribuzione annua prospettiva sia superiore a 8.145 €.

Infine, sia per quanto concerne il tirocinio extracurriculare, i lavori di pubblica utilità e socialmente utili (LPU e LSU) che per lo svolgimento di prestazioni occasionali, l’ANPAL esclude a priori i redditi percepiti da tali attività ai fini dello status di disoccupato.

 

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