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Requisiti per l’indennità da malattia professionale

Il caso.

Il 9 luglio 1999 un lavoratore denuncia la propria malattia professionale e cita in giudizio l’INAIL per il mancato riconoscimento dell’indennizzo per danno biologico.

Dopo il rigetto del Tribunale, la Corte d’Appello di Lecce, accertando la malattia, riconosce al lavoratore l’indennizzo del 10% e gli interessi.

L’INAIL propone così ricorso per Cassazione, lamentando l’erronea applicazione dell’art. 13, D.lgs. n. 38/2000 e del discrimine temporale, per l’applicazione della normativa, del 25 luglio 2000, con conseguente applicazione della normativa precedente agli eventi dannosi antecedenti tale data.

 

 

La decisione della Corte.

La Cassazione precisa che l’art. 13, co. 6, D.lgs. n. 38/2000 prevede che “il grado di menomazione dell’integrità psicofisica causato da infortunio sul lavoro o malattia professionale, quando risulti aggravato da menomazioni preesistenti concorrenti derivanti da fatti estranei al lavoro o da infortuni o malattie professionali verificatisi o denunciate prima della data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al comma 3 e non indennizzati in rendita, deve essere rapportato non all’integrità psicofisica completa, ma a quella ridotta per effetto delle preesistenti menomazioni (…). Quando per le conseguenze degli infortuni o delle malattie professionali verificatisi o denunciate prima della data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al comma 3 l’assicurato percepisca una rendita o sia stato liquidato in capitale ai sensi del testo unico (D.P.R. n. 1124/1965), il grado di menomazione conseguente al nuovo infortunio o alla nuova malattia professionale viene valutato senza tenere conto delle preesistenze. In tal caso l’assicurato continuerà a percepire l’eventuale rendita corrisposta in conseguenza di infortuni o malattie professionali verificatesi o denunciate prima della data sopra indicata”.

 

Viene rilevato pertanto, dato che l’evento dannoso è antecedente al 25 luglio 2000, che trova applicazione l’art. 74, D.P.R. n. 1124/1965, con una riduzione dell’attitudine al lavoro in misura pari o superiore all’11%.

La Cassazione accoglie quindi il ricorso dell’INAIL.

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