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Obbligazione solidale in senso stretto nel contratto d’appalto prima della Riforma Fornero

I fatti di causa

 

Un’azienda committente propone opposizione al decreto ingiuntivo riguardante il pagamento di retribuzioni di varia natura (TFR, permessi, indennità sostitutiva, ferie, tredicesima) in favore di un lavoratore dipendente di un’altra azienda appaltatrice, ritenendo che la garanzia posta a carico del committente nel contratto d’appalto, in favore dei lavoratori dell’appaltatore, sia meramente sussidiaria e non un’obbligazione solidale in senso stretto.

 

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello hanno respinto l’opposizione dell’azienda, stabilendo che, nella vigenza dell’art. 29 D.Lgs. n. 276/2003, l’obbligazione prevista tra committente e appaltatore, se pure accessoria, era solidale in senso stretto. Infatti, la modifica apportata dalla L. 92/2012, che ha introdotto il beneficium excussionis e il litisconsorzio necessario tra committente ed appaltatore, è avvenuta in un momento successivo ai fatti di causa.

 

La Corte d’Appello ha previsto poi l’estensione del regime di solidarietà anche alle voci di natura risarcitoria, oltre che retributiva.

 

L’azienda committente ricorre in Cassazione contro la sentenza.

 

 

La decisione della Corte

 

 La Cassazione condivide il ragionamento del giudice di secondo grado e conferma il carattere di solidarietà della garanzia sorta, nel regime previgente alla Riforma Fornero, tra appaltante ed appaltatore.

 

La Corte tuttavia cassa la sentenza impugnata in relazione all’estensione del regime di solidarietà.

Per la Corte infatti il committente è tenuto a rispondere, in via solidale, unicamente per quanto concerne i trattamenti retributivi in senso stretto (quali il TFR e le retribuzioni) limitatamente al periodo di tempo in cui si è svolto l’appalto ed il lavoratore vi ha prestato la propria opera.

Vanno, invece, esclusi le somme di natura risarcitoria o mista, quali sono le indennità sostitutive delle ferie non godute.

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