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Nessuna subordinazione nella prestazione lavorativa tra parenti o affini

Il caso

 

Una signora ricorre in giudizio per l’accertamento dell’esistenza di un rapporto di lavoro domestico tra lei e il cognato, e vedersi riconoscere tutte le prestazioni di legge conseguenti.

 

La Corte territoriale qualifica la prestazione lavorativa della signora presso la casa del cognato come opera gratuita, offerta per benevolenza ed affetto verso un familiare.

La signora propone ricorso in Cassazione, lamentando che la sentenza impugnata aveva omesso di considerare che tutte le prestazioni di lavoro domestico effettuate erano da inquadrare nell’ambito di un lavoro subordinato tra affini, in quanto realizzava un soddisfacimento dei bisogni del beneficiario, a discapito delle energie psicofisiche della stessa.

 

La decisione della Corte

 

La Cassazione non rileva alcun vizio nella motivazione della Corte territoriale e conferma, quindi, l’inesistenza del vincolo di subordinazione tra i cognati.

Il ragionamento della Corte parte da due presupposti, che rendono l’accertamento del vincolo di subordinazione tra parenti e/o affini più delicato:

  • il vincolo di subordinazione può sussistere anche tra parenti e affini;

  • il rapporto di parentela o di affinità affievolisce la subordinazione, maggiormente evidente in un rapporto tra estranei. 

In questo caso, opera una presunzione di gratuità: la prestazione resa in favore di un familiare si presume essere offerta con benevolenza, con affetto o comunque con il desiderio di rendersi utile alla famiglia.

Colui che richiede l’accertamento del vincolo di subordinazione, per superare la presunzione, deve quindi provare, in maniera più rigorosa, gli elementi tipici della subordinazione, soprattutto l’onerosità e l’assoggettamento al potere direttivo ed organizzativo altrui.

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