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Nessun silenzio-assenso per installazione e utilizzazione di impianti audiovisivi

Con l’interpello 8 maggio 2019 n. 3 il Ministero del lavoro specifica che la mancata risposta dell'Ispettorato alla richiesta di autorizzazione all'installazione e all'utilizzo degli impianti per il controllo a distanza dei lavoratori non configura l'ipotesi di silenzio-assenso. Pertanto è necessario attendere l'apposito provvedimento di accoglimento.

L'art. 4, L. n. 300/1970 dispone che gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato da RSA o RSU. Laddove l'impresa sia organizzata in unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione o in più regioni, l’accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti possono essere installati previa autorizzazione della sede territoriale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (c.d. ITL).
Su quest’ultimo aspetto l'art. 5, co. 2, D. Lgs. n. 185/2016 ha precisato che in mancanza di accordo sindacale, per le imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di diverse sedi territoriali dell'Ispettorato, gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali possa derivare anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, possono essere installati previa autorizzazione della sede territoriale o della sede centrale dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro.

 

I presupposti che legittimano l'installazione e l'utilizzazione degli strumenti di controllo a distanza

 

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un processo di evoluzione normativa sul tema, avvenuta per effetto delle innovazioni apportate all'art. 4, L. n. 300/1970, dapprima con il D.lgs. n. 151/2015 e successivamente con il citato D.lgs. n. 185/2016. Ad oggi - stante l'eccezione prevista dall'art. 23, D.lgs. n. 151/2015, con il quale il legislatore ha profondamente innovato la norma del 1970 nel tentativo di adeguarla all'evoluzione tecnologica del nuovo millennio - il comma 2 dell'art. 4 L. n. 300/1970 prevede che "la disposizione di cui al comma 1 non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze". Restano quindi immutati i presupposti che legittimano l'installazione degli impianti in esame, vale a dire esigenze organizzative o produttive, esigenze legate alla sicurezza sui luoghi di lavoro o di tutela del patrimonio aziendale ed il necessario accordo preventivo con le RSA/RSU ovvero, in loro mancanza o in caso di mancato accordo, obbligo di preventiva istanza per ottenere l'autorizzazione da parte dell’Ispettorato competente per territorio. In difetto, si ravvisa la responsabilità penale del datore di lavoro.

 

 

La risposta all’interpello n. 3/2019

 

Con Nota prot. 7162 del 16 aprile 2012, la Direzione Generale per l'attività ispettiva del Ministero del lavoro ha affermato la necessità di considerare i presupposti legittimanti la richiesta di installazione di impianti di controllo, ovvero l'effettiva sussistenza delle esigenze organizzative e produttive, sottolineando inoltre il necessario rispetto del Codice per la privacy e dei successivi provvedimenti del Garante, in particolare di quanto espresso nel Provvedimento generale sulla videosorveglianza datato 8 aprile 2010, nel quale, tra l'altro, si afferma l'esclusione dell'applicazione del principio del silenzio-assenso nel caso specifico.

Giova ricordare che l'Ispettorato Nazionale del Lavoro è intervenuto sull'argomento con Circolare 19 febbraio 2018, n. 5, a breve distanza dalla precedente Nota n. 299 del 28 novembre 2017, chiarendo, in tema di procedure autorizzative per l'installazione di impianti di allarme e antifurto dotati anche di fotocamere o videocamere, che la presenza di tali strumenti, finalizzati alla tutela del patrimonio aziendale, trova legittimazione nelle fattispecie previste dal citato art. 4  ed è pertanto soggetta alla preventiva procedura di accordo con RSA/RSU ovvero all'autorizzazione da parte dell'Ispettorato del Lavoro. La nota ha specificato altresì che, nell'intento di uniformare le procedure degli uffici territoriali dell'Ispettorato, qualora le videocamere o fotocamere si attivino esclusivamente con l'impianto di allarme inserito, non sussiste alcuna possibilità di controllo preterintenzionale sul personale e pertanto non vi sono motivi ostativi al rilascio del provvedimento che deve essere celere, stante l'esigenza di attivazione e l'assenza di qualunque valutazione istruttoria.

Ora, la risposta all'interpello n. 3/2019 cita la più recente Nota n. 302 del 18 giugno 2018, in cui l'Ispettorato Nazionale del Lavoro ha ribadito alle proprie strutture territoriali la necessità di una "stretta connessione teleologica che deve intercorrere tra la richiesta di installazione e l'esigenza manifestata"; pertanto, evidenzia il Ministero, la formulazione dell'art. 4, co. 1, L. n. 300/1970 non consente la possibilità di installazione ed utilizzo degli impianti di controllo in assenza di un atto espresso di autorizzazione, sia esso di carattere negoziale (accordo sindacale) o amministrativo (il provvedimento) occorrendo l'emanazione di un provvedimento espresso di accoglimento ovvero di rigetto della relativa istanza, in ossequio anche ad un consolidato indirizzo giurisprudenziale espresso dalla Corte di Cassazione (cfr. Cass. pen. n. 22148/2017; Cass. pen. n. 51897/2016; Cass. civ. n. 1490/1986).

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