News

Medico impatriato e incentivo per il rientro dei ricercatori: quando non spetta

La detassazione al 90% prevista per i cervelli che fanno rientro in Italia non può essere estesa al trattamento aggiuntivo corrisposto al Professore (medico) dall’azienda ospedaliera-universitaria per l’attività assistenziale né ai compensi riconosciuti per l’attività intramuraria esclusiva. Così emerge dalle indicazioni contenute nella Risoluzione n. 146/E pubblicata ieri dalle Entrate.

 

Il caso specifico, preso in esame dal documento di prassi, riguarda l’applicazione della disciplina agevolativa prevista dall’art. 44, D.L. n. 78/2010, a un professore ordinario di cardiologia che ha svolto attività di docenza e ricerca nel Regno Unito. Rientrato in Italia, il professore ha ripreso servizio presso l’Università dalla quale, oltre a ricevere la retribuzione di professore ordinario, percepisce un trattamento aggiuntivo per l’attività assistenziale e compensi per l’attività intramuraria esclusiva svolta. Da qui l’insorgenza del dubbio: è possibile considerare tali attività assistenziali come una delle specifiche modalità di svolgimento e attuazione della complessiva attività didattica e di ricerca, cui l’agevolazione in commento deve riferirsi secondo la corrente interpretazione dell’Agenzia delle Entrate?

 

Per l’Amministrazione finanziaria la risposta è negativa. Ma resta un’altra soluzione agevolativa per il medico del caso di specie: “nell'ipotesi in cui un soggetto con esperienza di docenza o ricerca all'estero rientri in Italia per svolgere un'attività di lavoro dipendente o autonomo” si legge nella Risoluzione “può fare ricorso al regime speciale per lavoratori impatriati di cui all'art. 16 del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147 (cfr. Circolare n. 17/E/2017, Parte II, paragrafo 1.3).” “In tal caso”, conclude l’Agenzia, “l'agevolazione si applicherebbe a tutti i redditi percepiti dal Professore”.

Leggi dopo