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Licenziamento dopo la prova: l’onere è del lavoratore

Gli estremi del caso.

 

Un’infermiera viene licenziata dopo il periodo di prova.

L’ex dipendente attraverso il giudizio della Corte Territoriale riesce a ottenere il risarcimento danni per il licenziamento giudicato illegittimo: secondo i giudici del secondo grado il datore di lavoro recedeva dalla prestazione lavorativa in prova senza una idonea, logica ed esaustiva motivazione, tale da recar un danno ingiusto alla dipendente.

 Tuttavia anche nel giudizio d’appello l’infermiera non otteneva la reintegrazione del posto di lavoro sebbene eseguito in prova; ricorre quindi in Cassazione deducendo la violazione e falsa applicazione dell’art. 21-septies della L. n. 241/1990, sostenendo la nullità dell’atto di recesso.

 Il datore di lavoro resiste sostenendo la correttezza e conformità normativa del provvedimento motivazionale volto al licenziamento.

 

La decisione della Corte.

 

La Suprema Corte, riguardo ai licenziamenti avvenuti durante il periodo di prova, ha sottolineato la diversa natura rispetto al recesso datoriale che può realizzarsi durante un rapporto lavorativo susseguente il periodo di prova: durante i periodi di prova le parti possono recedere alla prestazione lavorativa deducendo una motivazione più sintetica, essendo lo stesso periodo di prova volto a valutare le caratteristiche personali delle parti in esame.

Il titolare può recedere dalle prestazioni lavorative in prova e non è richiesta la sussistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo oggettivo. 

Per quanto riguarda il contenuto della motivazione, il datore che intende licenziare il lavoratore in prova deve affermare che il recesso non avviene per ragioni estranee, ma per via di un’inefficienza e di un’inadeguata propensione del dipendente a un corretto esaurimento della prestazione lavorativa pretesa.

 

In sede d’impugnazione dell’atto di licenziamento è onere dell’ex dipendente, anche appartenente al settore pubblico, dimostrare che la motivazione del datore sia insufficiente o inadeguata: onere probatorio che può essere altresì ottemperato attraverso presunzioni semplici gravi, precise e concordanti.

 

Nel caso in esame i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso incidentale presentato dal datore di lavoro, sostenendo che la Corte d’appello non aveva correttamente applicato suddetti principi limitandosi invece ad accertare il mancato superamento della prova datoriale, sicché rinvia alla Corte territoriale per il riesame.

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