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L’amministratore di condominio deve iscriversi alla gestione separata commercianti?

La vicenda. La Corte d’Appello di Venezia ribaltava la sentenza con cui il giudice di prime cure aveva accolto l’opposizione di un contribuente ad alcune cartelle esattoriali che gli intimavano il pagamento di contributi alla gestione commercianti in relazione all’attività di amministratore di condominio, svolta dal soggetto quale amministratore di una s.n.c. di cui era socio unitamente alla moglie. Avverso la sentenza ricorre per cassazione il soccombente dolendosi per l’erronea individuazione dei presupposti dell’obbligo di iscrizione alla gestione commercianti essendo la sua attività priva di natura commerciale.

 

Obbligo di iscrizione. Il Collegio richiama la disciplina vigente in tema di gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali e del terziario di cui alla L. n. 662/1996 che, modificando la L. n. 160/1975, prevede l’obbligo di iscrizione alla gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali di cui alla L. n. 613/1966 per i soggetti che «a) siano titolari o gestori in proprio di imprese che, a prescindere dal numero dei dipendenti, siano organizzate e/o dirette prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia, ivi compresi i parenti e gli affini entro il terzo grado, ovvero siano familiari coadiutori preposti al punto di vendita; b) abbiano la piena responsabilità dell’impresa ed assumano tutti gli oneri ed i rischi relativi alla sua gestione. Tale requisito non è richiesto per i familiari coadiutori preposti al punto di vendita nonché per i soci di società a responsabilità limitata; c) partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza; d) siano in possesso, ove previsto da leggi o regolamenti, di licenze o autorizzazioni e/o siano iscritti in albi, registri e ruoli».

Conseguentemente, rileva la Corte, il giudice di merito ha adeguatamente individuato nel caso di specie gli elementi a sostegno della sussistenza dell’obbligo di iscrizione ovvero la partecipazione personale al lavoro aziendale con abitualità e prevalenza.

Per questi motivi, la Corte rigetta il ricorso.

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