News

Il riposizionamento in azienda per la Cassazione è demansionamento

La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con l’ordinanza n. 24762/2018, risolve una controversia riguardante il riposizionamento di una lavoratrice, che viene valutato come un demansionamento; con la conseguente condanna dell’azienda al risarcimento per il danno biologico subito dalla dipendente.

 

 

I giudici della Corte confermano le conclusioni del Tribunale e della Corte d’Appello, affermando che “il riposizionamento ha comportato un depauperamento di quel corredo di nozioni, abilità ed esperienze che la lavoratrice aveva maturato nella pregressa fase del rapporto, esercitando funzioni di controllo e coordinamento di altre risorse umane”.

 

Le valutazioni della Corte poggiano sul fatto che il Modello Organizzativo elaborato dall’azienda prevede che il Gestore Corporate, il nuovo ruolo assegnato alla dipendente, non abbia rapporti con il Direttore di Area, mentre il Responsabile Retail, ruolo originario della lavoratrice, opera a stretto contatto con il Direttore d’Area, con cui concorda il budget dell’area stessa.

 

Su queste basi, la Cassazione ha dichiarato che “il mutamento di assegnazione delle mansioni, anche se non seguito dalla effettiva adibizione alle rinnovate funzioni, non risultava giustificato da esigenze produttive e organizzative”, pertanto ha condannato l’azienda al risarcimento.

 

La Corte ha altresì respinto le ipotesi di danno da perdita di chance, in quanto sono generici i richiami alla “possibilità di conseguire premi incentivanti in relazione agli obiettivi conseguiti e agli incrementi patrimoniali che ella avrebbe conseguito verosimilmente nel futuro sviluppo di carriera”; e di sindrome ansioso-depressiva con somatizzazioni multiple, in quanto “il prospettato demansionamento non poteva assumere alcuna rilevanza causale rispetto alla patologia”.

Leggi dopo