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Esclusi dall’IVA gli indennizzi per ritardi o inadempimenti

La Risposta dell’AE n. 74 del 13 marzo 2019 chiarisce che sono esclusi dall’ambito IVA, per mancanza del presupposto oggettivo, gli indennizzi dovuti a ritardi o inadempimenti degli obblighi contrattuali

 

L’Agenzia ha risposto ad una società che chiedeva conferma della corretta applicazione dell’art. 15, co. 1, n. 1) D.P.R. n. 633/1972.

L’AE osserva che, stando allo stesso Decreto, “la base imponibile delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi è costituita dall'ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti al cedente o prestatore, secondo le condizioni contrattuali, compresi gli oneri e le spese inerenti all'esecuzione e i debiti o altri oneri verso terzi accollati al cessionario o al committente, aumentato delle integrazioni direttamente connesse con i corrispettivi dovuti da altri soggetti”.

Tuttavia, ai sensi del successivo art. 15, co.1, n. 1), D.P.R. n. 633/1972, non concorrono a formare la base imponibile “le somme dovute a titolo di interessi moratori o di penalità per ritardi o altre irregolarità nell'adempimento degli obblighi del cessionario o del committente”.

 

L’Agenzia ha dunque confermato che “presupposto stringente per l'applicazione dell'art. 15, co. 1, n. 1), è l’esistenza di un risarcimento in senso proprio, dovuto a ritardi o inadempimento di obblighi contrattuali”.

Le somme corrisposte a titolo di penale per violazione di obblighi contrattuali non costituiscono infatti il corrispettivo di una prestazione di servizio o di una cessione di un bene, ma assolvono una funzione punitivo-risarcitoria. Tali somme sono pertanto escluse dall'ambito di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto per mancanza del presupposto oggettivo.

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