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Diritto alla pensione di reversibilità per una vedova separata

La controversia

Una donna propone ricorso in giudizio contro l’INPS per il riconoscimento del suo diritto alla pensione di reversibilità come coniuge separata di un pensionato deceduto.

Il Tribunale di primo grado e  la Corte d’Appello rigettano la domanda in quanto la donna non beneficiava dell’erogazione di alimenti da parte dell’ex coniuge e dunque rivendicare un trattamento previdenziale a suo favore.

La donna impugna così la sentenza, ricorrendo in Cassazione.

 

 

La decisione della Corte

La Cassazione accoglie il ricorso ricordando che la ratio della tutela previdenziale della pensione di reversibilità è quella di porre il coniuge superstite al riparo dall’eventualità dello stato di bisogno.

lLa suprema Corte richiama la pronuncia della Corte Costituzionale n. 286/1987, precisa che “la pensione di reversibilità va riconosciuta al coniuge separato per colpa o con addebito, equiparato sotto ogni profilo al coniuge superstite (separato o non) e in favore del quale opera la presunzione legale di vivenza a carico del lavoratore al momento della morte”.

Dopo la riforma della separazione personale, infatti, non è più giustificabile il rifiuto di una tutela che assicuri continuità ai mezzi di sostentamento per un coniuge separato.

La Corte riconosce che l’art. 22, L. n. 903/1965 è comunque applicabile al caso del coniuge separato, posto che la norma non richiede quale requisito la vivenza a carico al momento del decesso e lo stato di bisogno, ma solo l’esistenza del rapporto coniugale con il defunto pensionato o assicurato.

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