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Dimissioni presentate nel corso della prosecuzione volontaria del lavoro: il lavoratore deve darne il preavviso

Il caso. La Corte d’Appello, in riforma della sentenza di primo grado, ordinava all’Agenzia delle Dogane di restituire al dipendente l’indennità di mancato preavviso; quest’ultimo aveva rassegnato le proprie dimissioni dopo solo 6 giorni dall’inizio della prosecuzione volontaria del rapporto di lavoro a seguito del raggiungimento del 65esimo anno di età.

Secondo la Corte territoriale il dipendente non era obbligato al preavviso, poiché nessuna norma lo prevede espressamente; per la cassazione della sentenza ricorre l’Agenzia delle Dogane.

 

La prosecuzione volontaria del rapporto di lavoro. Ricorda la Cassazione che l’esercizio del diritto di opzione da parte del lavoratore per la prosecuzione del rapporto di lavoro, ai sensi dell’art. 16, comma 1, D.Lgs. N. 503/1992, comporta solo lo slittamento in avanti del termine dell’età pensionabile, senza modificare i diritti e i doveri delle parti che vi erano nel periodo precedente.

Pertanto non si può ritenere che, qualora il lavoratore intenda recedere nel corso del periodo di prosecuzione volontaria, autorizzato dal datore di lavoro, non sia obbligato a dare alla controparte il preavviso ai sensi dell’art. 2118 c.c..

Proprio per questa ragione il ricorso viene accolto.

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