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Criterio di valutazione dell'omissione contributiva

Per l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), è necessario che il giudice specifichi a quale criterio (art. 133 c.p.) ha fatto riferimento ai fini della sua scelta.

Lo afferma la Cassazione nel valutare il ricorso presentato da una contribuente condannata a due mesi di reclusione per omissione contributiva (Cassazione penale, sent. 10 giugno 2019, n. 25565).

 

 

Il giudice, nell’esercizio del potere discrezionale, deve tener conto della gravità del reato, desunta:

  • dalla natura dell'azione;
  • dalla specie dell'azione;
  • dai mezzi;
  • dall’oggetto;
  • dal tempo;
  • dal luogo;
  • da ogni altra modalità di azione;
  • dalla gravità del danno o del pericolo cagionato;
  • dalla intensità del dolo o dal grado della colpa.

 

 

Nel caso concreto la contribuente ricorrente, legale rappresentante di una società, lamentava la violazione di legge ed il vizio di motivazione in relazione all’esclusione della causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis c.p.: la Corte d'Appello avrebbe tenuto conto del solo importo dei contributi non versati e non degli altri parametri indicati dalla norma, nello specifico la lieve intensità del dolo. 

Secondo la ricorrente andava valorizzato il fatto che tutta la gestione della società era lasciata al marito, in quanto lei, immigrata da un paese straniero, non si era ancora integrata e non poteva supervisionare l’operato del coniuge.

Per la Cassazione, il giudice di secondo grado aveva ben valutato il grado non minimale del superamento della soglia di punibilità, dato che è sufficiente che il giudice specifichi quale criterio ex art. 133 c.p. ha ritenuto rilevante e decisivo ai fini della sua scelta.

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