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Consenso al distacco obbligatorio se cambiano le mansioni

Fatti di causa.

 

Un lavoratore rifiuta di essere posto in distacco in India.

Il datore di lavoro licenzia per giusta causa il lavoratore, ritenendo ingiustificato il rifiuto e sostenendo che il consenso del lavoratore integra un elemento costitutivo della fattispecie del distacco quando implica un mutamento di mansioni; invece, nel caso di specie, il provvedimento non contiene un’indicazione del cambiamento di mansioni, per cui non è necessario il consenso del lavoratore e l’eventuale rifiuto è considerato illegittimo.

 

 

La decisione della Corte.

 

La Corte di Cassazione, chiamata a giudicare la legittimità del licenziamento, evidenzia come l’art. 30 D.Lgs. n. 276/2003 si limita a prevedere che l’unico elemento costitutivo del distacco (e sola condizione di legittimità del provvedimento) è il consenso del lavoratore all’ordine datoriale, nel caso in cui comporti un mutamento di mansioni rispetto a quelle già svolte presso il distaccante.

 

La Corte aggiunge che non rileva il fatto che il datore di lavoro indichi nel proprio provvedimento di distacco l’invariabilità delle mansioni.

Questo perché se si facesse discendere da tale indicazioni la necessità o meno del consenso, si creerebbero due discipline diverse per un'unica fattispecie: se il datore indica nuove mansioni, allora sarebbe necessario il consenso del lavoratore interessato, se invece il datore non indica alcun mutamento, allora il consenso non sarebbe richiesto. Tale distinzione non è prevista dalla legge.

 

Inoltre nel caso di specie, con il provvedimento di distacco il datore di lavoro aveva assicurato che non ci sarebbe stata nessuna variazione delle mansioni, ma nel corso dei procedimenti giudiziali è stato dimostrato il contrario.

Al momento della comunicazione del distacco, il consenso non era necessario (poiché il datore di lavoro aveva rappresentato l’immutabilità delle mansioni), ma, all’esito delle istruttorie, il lavoratore è riuscito a dimostrare che le mansioni da espletare presso la distaccante sarebbero state diverse da quelle abituali.

 

Il ricorso del datore di lavoro è quindi rigettato dalla Corte: accertato ex post il mutamento di mansioni, il consenso al distacco era da chiedere ed ottenere, pertanto il rifiuto a partire per la nuova avventura lavorativa è stato considerato legittimo, con conseguente carenza dei presupposti per il licenziamento.

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