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Cassazione: le ferie arretrate non sono imputabili ai giorni di assenza

 È stata depositata il 6 novembre 2018 l’ordinanza n. 28232 della Corte di Cassazione, che conferma il licenziamento per motivo soggettivo di un lavoratore che ha erroneamente computato i giorni di ferie.

 

 

Nello specifico, il caso riguarda il licenziamento di un lavoratore per protratta assenza dal posto di lavoro.

 

Il dipendente ha impugnato il licenziamento, affermando che il datore di lavoro gli aveva comunicato la possibilità di giungere alla pensione fruendo dei giorni di ferie arretrati, così da non dover più eseguire la prestazione lavorativa.

 

La motivazione del lavoratore è stata ritenuta priva di fondamento sia dal Tribunale di primo grado, sia dalla Corte d’Appello, venendo confermato il legittimo licenziamento da parte del datore di lavoro.

 

Ricorrendo in Cassazione, il lavoratore sostiene che il licenziamento è illegittimo, dato che l’omessa affissione del codice disciplinare nel luogo di lavoro non poteva far conoscere al dipendente le conseguenti sanzioni, violando l’art. 2119 c.c. e l’art. 3 L. n. 604/1966.

 

 

La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del lavoratore, chiarendo che i giorni di ferie ancora fruibili non possono essere imputati ai giorni di assenza, e che l’esposizione del codice disciplinare non è necessaria per la validità del licenziamento disciplinare, se questo è avvenuto per giusta causa o giustificato motivo soggettivo.

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