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Assegno ad personam riassorbito nel passaggio da un ente ad un altro

La vicenda. La Corte d’Appello accoglieva la domanda di una dipendente pubblica, transitata dal ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica al Ministero dell’Istruzione, condannando quest’ultimo a corrispondere alla stessa le somme decurtatele in esecuzione del provvedimento con cui l’ente di destinazione aveva rivisto il trattamento di ingresso della dipendente trasferita, a distanza di otto anni dall’avvenuto passaggio. Il Ministero dell’Istruzione, che prima aveva riconosciuto alla dipendente un assegno ad personam pensionabile, ne aveva successivamente disposto la riassorbibilità e ricorre per la cassazione della sentenza, dopo la dichiarazione di illegittimità della determinazione di riassorbibilità dell’assegno.

 

Il trattamento economico. La regola per cui il passaggio da un datore di lavoro all’altro comporta l’inserimento del dipendente in una diversa realtà organizzativa, con applicazione del trattamento in atto presso il nuovo datore, è confermata anche per i dipendenti pubblici. È prevista l’applicazione del trattamento giuridico ed economico, compreso quello accessorio, previsto nei contratti collettivi nel comparto dell’Amministrazione cessionaria, salvi gli assegni ad personam attribuiti al fine di rispettare il divieto di reformatio in peius del trattamento economico acquisito, tra dipendenti dello stesso ente, a seconda della provenienza.
Tale regola comporta che i suddetti assegni siano destinati ad essere riassorbiti negli incrementi del trattamento economico complessivo spettante ai dipendenti dell’amministrazione cessionaria.
In definitiva, il ricorso va accolto.

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