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Agevolazioni fiscali per i lavoratori impatriati: precisazioni

L'Agenzia delle Entrate precisa le condizioni di applicabilità del regime fiscale agevolato previsto a favore dei lavoratori che trasferiscono la loro residenza in Italia (c.d. "impatriati": Risp. Interpello AE 28 giugno 2019 nn. 216, 217, 220).

 

È previsto uno speciale regime fiscale agevolato per i lavoratori che trasferiscono la loro residenza in Italia - c.d. "impatriati"- nel rispetto delle seguenti condizioni (art. 16 D.Lgs. 147/2015):

- i lavoratori non devono essere stati residenti in Italia nei 5 periodi di imposta precedenti al trasferimento e si impegnano a permanere in Italia per almeno 2 anni;
- l’attività lavorativa deve essere svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
- l’attività lavorativa deve essere prestata prevalentemente nel territorio italiano;
- i lavoratori svolgono funzioni direttive, ovvero sono in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione.

 

Per tali soggetti è prevista l’esclusione dalla formazione della base imponibile IRPEF, nella misura del 50%, dei redditi prodotti in Italia. Il beneficio è applicabile dal periodo d’imposta in cui è avvenuto il trasferimento di residenza e per i 4 periodi successivi.

 

Dal 2020 il Decreto crescita (DL 34/2019 conv. in L. 58/2019) ha parzialmente modificato il beneficio fiscale (in particolare riducendo la base imponibile dal 50% al 30% e riducendo a 2 anni il periodo minimo di residenza all'estero) e lo ha esteso anche ai cittadini italiani non iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) rientrati in Italia, purchè abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni (art. 16, c. 5-ter, D.Lgs. 147/2015).

 

L'agevolazione descritta sopra spetta anche ai soggetti in possesso dei seguenti requisiti (art. 16, c. 2, D.Lgs. 147/2015; Circ. AE 23 maggio 2017 n. 17/E):
- titolo di laurea;
- svolgimento continuativo di un’attività di lavoro o studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi;
- cittadinanza UE o di uno Stato extraeuropeo con il quale risulti in vigore una convenzione contro le doppie imposizioni ai fini delle imposte sui redditi o un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale;
- svolgimento di attività di lavoro dipendente (o autonomo) in Italia.

 

 Anche a favore dei ricercatori e dei docenti che rientrano in Italia dopo un periodo di lavoro prestato all'estero è prevista un'agevolazione fiscale, a patto che soddisfino le seguenti condizioni (art. 44 DL 78/2010 conv. in L. 122/2010; art. 1, c. 14, L. 190/2014; art. 1, c. 149, L. 232/2016; art. 8 bis, c. 2, DL 148/2017 conv. in L. 172/2017; Circ. AE 23 maggio 2017 n. 17/E):
- siano in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato;
- siano stati stabilmente residenti all'estero;
- abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza per almeno 2 anni continuativi presso università o centri di ricerca pubblici o privati all’estero;
- decidano di lavorare in Italia, fissando nel nostro Paese la residenza fiscale.

Il beneficio per loro consiste nell'esclusione dal reddito di lavoro dipendente ai fini IRPEF (o dal reddito assimilato a quello di lavoro dipendente) del 90% dei compensi percepiti in relazione all'attività di ricerca o docenza ed è riconosciuto nel periodo d’imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente in Italia e nei 3 successivi, sempre che permanga la residenza fiscale in Italia.

 

Casi esaminati dagli Interpelli dell'AE

1) Nel primo caso, un cittadino si era trasferito nel Regno Unito, dove era stato assunto da una società, diventando residente all’estero per i periodi di imposta 2014-2018. L’effettiva registrazione all’AIRE era avvenuta nel mese di ottobre 2015 (per via di un ritardo dovuto all’invio della richiesta di iscrizione). L’istante chiedeva di poter accedere al regime agevolato per i lavoratori impatriati, anche in mancanza della prova, costituita dall’iscrizione all’AIRE, degli interi cinque periodi di imposta di assenza dall’Italia. Secondo l’Agenzia l'agevolazione fiscale è applicabile anche ai contribuenti, non iscritti all'AIRE, che trasferiscono la residenza fiscale in Italia già dal 2019, laddove gli stessi possano comprovare la residenza fiscale all’estero per i cinque periodi d’imposta precedenti sulla base delle regole dettate dalle Convenzioni (Risp. Interpello AE 28 giugno 2019 n. 216).

 

2) Nel secondo caso, una lavoratrice, iscritta all'AIRE da dicembre 2017, maturerà nel 2020 il requisito dei due anni minimi di residenza all’estero necessario per fruire dell'agevolazione: secondo l’Agenzia, tale lasso di tempo è sufficiente per poter presentare la domanda del bonus fiscale, poiché la residenza all’estero per almeno due periodi d’imposta costituisce il periodo minimo sufficiente ad integrare il requisito della non residenza nel territorio dello Stato e consente, pertanto, l’accesso al regime agevolativo (Risp. Interpello AE 28 giugno 2019 n. 217).

 

3) Nel terzo caso un lavoratore nato in Norvegia, dove attualmente risiede, ha svolto attività di docenza e ricerca presso una università italiana, assumendo quindi residenza anagrafica in Italia. Successivamente ha trasferito la residenza nuovamente in Norvegia, procedendo alla cancellazione anagrafica dai registri della popolazione dei residenti in Italia. Per fruire dell’agevolazione è necessario che il docente, prima di rientrare in Italia, abbia svolto un'attività all’estero per un periodo minimo e ininterrotto di almeno due anni accademici consecutivi e che, successivamente, venga a svolgere la detta attività in Italia trasferendovi la residenza. Il lavoratore, avendo temporaneamente trasferito la propria residenza in Italia, non rispetta il requisito dello svolgimento dell'attività di ricerca o docenza per almeno 2 anni accademici continuativi e, pertanto, non può fruire dell'agevolazione fiscale (Risp. Interpello AE 28 giugno 2019 n. 220).

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