Focus

La nuova impresa sociale

Sommario

Come individuare un'impresa sociale | I soggetti che possono operare all'interno di un'impresa sociale | La peculiarità del coinvolgimento dei lavoratori |

Come individuare un'impresa sociale

 

Per individuare l’impresa sociale occorre riferirsi all’art. 1 co. 1 del D. Lgs n. 112/2017 che così recita: “Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutti gli enti privati, inclusi quelli costituiti nelle forme di cui al libro V del codice civile che, conformante a quanto previsto dal D. Lgs. n. 112/2017, esercitano in via stabile e principale un’attività di impresa di interesse generale , senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti e favorendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle loro attività”.

 

 

Inoltre è stato chiarito, all’art. 1 co. 4 del D. Lgs. n. 112/2017, che le cooperative sociali ed i loro consorzi acquisiscono di diritto il nome di impresa sociale.

 

 

 Invece gli enti religiosi, civilmente riconosciuti, possono acquisire la qualifica di impresa sociale solo se svolgono le attività d’impresa di interesse generale previste dall’art. 2 del D. Lgs. n. 112/2017.

 

Non possono essere considerate imprese sociali le società costituite da un unico socio persona fisica oltre che le pubbliche amministrazioni e gli enti i cui atti costitutivi limitano anche indirettamente l’erogazione di beni e servizi in favore dei soli soci o associati. 

 

 

Il decreto correttivo dell’impresa sociale ha ampliato da 12 a 18 mesi il lasso di tempo entro cui le imprese sociali, già esistenti alla data del 20 luglio 2017 (data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 112/2017), devono adeguarsi alla nuova normativa modificando, eventualmente, lo statuto attraverso le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria, così come stabilito.  

I soggetti che possono operare all'interno di un'impresa sociale

 

Nell’ambito di una impresa sociale possono operare sia volontari che lavoratori, purché il numero dei volontari non superi quello dei lavoratori.

 

Questo significa che l’organigramma di una impresa sociale può essere costituito al massimo dal 50% da lavoratori e dal 50% di volontari, che devono essere coperti sia da una assicurazione per responsabilità verso terzi sia contro gli infortuni e le malattie, oltre che ad essere iscritti in un apposito registro.

 

 

Attraverso l’art. 5 del D. Lgs. n. 95 del 20 luglio 2018 il legislatore ha voluto chiarire il ruolo che i volontari devono avere nell’ambito dell’impresa sociale. Ad essi è affidato un ruolo complementare e non sostitutivo dei lavoratori impiegati in una impresa sociale.

 

Questo significa, ad esempio, che se una impresa sociale volesse partecipare ad una gara di appalto, non può pensare di ridurre i propri costi sostituendo lavoratori in possesso di determinate professionalità con volontari per provare a ridurre i costi di gestione.

 

 

Oltretutto è stato chiarito che gli unici costi di servizio ammessi per i volontari sono quelli legati alla copertura contro gli infortuni e malattie connesse allo svolgimento dell’attività, oltre che i costi della polizza utile ad assicurare i volontari per la responsabilità civile verso terzi.    

 

Ai lavoratori dell’impresa sociale spetta un trattamento economico e normativo che non deve risultare inferiore a quanto disposto dalla contrattazione collettiva, e le eventuali differenze retributive esistenti tra i dipendenti di un'impresa sociale, calcolate sugli importi retributivi lordi, non devono risultare superiori al rapporto di uno ad otto. Questo parametro dovrà evincersi dal bilancio sociale dell’impresa sociale.    

 

 

Per quanto attiene i lavoratori dipendenti che devono operare all’interno di una impresa sociale, è stato disposto che almeno il 30% deve essere costituito dalle seguenti tipologie di lavoratori:

  • lavoratori molto svantaggiati, così come individuati dall’art. 2 n. 99) del regolamento (Ue) n. 651/2014 della Commissione, non deve comunque essere superiore ad un terzo del 30% della categoria di lavoratori che obbligatoriamente deve avere l’impresa sociale;
  • persone svantaggiate o con disabilità, così come individuate dall’articolo 112 co. 2 del D. Lgs. n. 50 del 18 aprile 2016;
  • persone beneficiarie di protezione internazionale, così come previsto dal D. Lgs. n. 251 del 19 novembre 2007;
  • persone senza fisa dimora, regolarmente iscritte nel registro previsto dall’art. 2 co. 4 della L. 1228 del 24 dicembre 1954, che versano in una situazione di povertà tale da non poter né reperire né mantenere una abitazione in piena autonomia.

 

 

Per lavoratore molto svantaggiato si intende una delle seguenti categorie di lavoratori:

  • lavoratore privo di impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi;
  • lavoratore privo di impiego regolarmente retribuito da almeno dodici mesi che appartiene ad una delle seguenti categorie di lavoratori svantaggiati: avere una età compresa tra quindici e ventiquattro anni, non essere in possesso di un diploma di scuola media superiore o professionale od aver completato la formazione professionale a tempo pieno da non più di due anni e non essere ancora ottenuto il primo impiego regolarmente retribuito;
  • aver superato i cinquanta anni di età.

 

Il decreto correttivo dell’impresa sociale all’art. 2 ha specificato che il lavoratore molto svantaggiato perde tale requisito dopo che siano trascorsi ventiquattro mesi dalla data in cui sono stati assunti dall’impresa sociale.

Questo chiarimento, anche se potrebbe sembrare superfluo, di fatto serve a chiarire che dopo tale limite il lavoratore inizialmente assunto come molto svantaggiato dovrà essere computato come “lavoratore normale” per cui si dovrà provvedere ad inserire in organico un nuovo lavoratore molto svantaggiato.   

 

Per lavoratore svantaggiato si intende chi è in possesso di uno dei seguenti requisiti:

  • invalidi fisici, psichici o sensoriali;
  • ex degenti di istituti psichiatrici;  
  • soggetti in trattamento psichiatrico;
  • tossicodipendenti;
  • alcoolisti;
  • minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare;
  • le persone detenute o internate negli istituti penitenziari, i condannati e gli internati ammessi alle misure alternative alla detenzione e al lavoro all’esterno ai sensi dell’art. 21 della L. 354/75

La peculiarità del coinvolgimento dei lavoratori

 

Il legislatore, nel regolamentare l’impresa sociale, ha ritenuto fondamentale inserire l’obbligo del coinvolgimento dei lavoratori attraverso gli statuti delle imprese sociali, oppure tramite i regolamenti aziendali delle stesse.  

Pertanto agli statuti delle imprese sociali è fatto obbligo di disciplinare quanto segue:

  • i casi e le modalità di partecipazione dei lavoratori e degli utenti anche attraverso loro rappresentanti, l’assemblea degli associati o dei soci;
  • per le imprese sociali che presentano le caratteristiche per redigere un bilancio in forma abbreviata, ai sensi dell’art. 2435-bis del c.c., deve essere prevista la nomina da parte dei lavoratori ed eventualmente degli utenti di almeno un componente sia nell’organo di amministrazione che in quello di controllo dell’impresa sociale.

    

Interessante è chiarire che per coinvolgimento dei lavoratori si intendeun meccanismo di consultazione o di partecipazione mediante il quale lavoratori, utenti e altri soggetti direttamente interessati alle attività siano posti in grado di esercitare un’influenza sulle decisioni dell’impresa sociale, con particolare riferimento alle questioni che incidano direttamente sulle condizioni di lavoro e sulla qualità dei beni o dei servizi”. 

 

In pratica il coinvolgimento dei lavoratori deve avvenire soprattutto riguardo situazioni che devono incidere direttamente sia sulle condizioni di lavoro che sulla qualità dei beni e servizi.

 

 

Spetta all’impresa sociale individuare le modalità per coinvolgere i lavoratori, considerando vari fattori: quanto previsto dalla contrattazione collettiva, la natura dell’attività svolta, le categorie di soggetti che occorre coinvolgere, le dimensioni dell’impresa sociale e l’impatto sociale delle attività svolte.

 

Si è ancora in attesa di apposite linee guida riguardo le modalità di coinvolgimento dei lavoratori che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali dovrà emanare tramite un proprio decreto, previo confronto con il Consiglio nazionale del Terzo settore.

 

 

Inoltre è stato stabilito che sia le forme che le modalità con cui l’impresa sociale intende coinvolgere i propri lavoratori, dovranno essere riportate nell’ambito del bilancio sociale, previsto dall’art. 9 co. 2 del D. Lgs. 112/2017.

 

In definitiva al lavoratore dell’impresa sociale viene coinvolto direttamente nella vita dell’impresa, avendo così un ruolo attivo in modo tale da coinvolgerlo e responsabilizzarlo riguardo anche decisioni importanti della vita aziendale.

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