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L’actio iudicati nella riscossione coattiva dei crediti degli enti previdenziali

Sommario

L’actio iudicati nella riscossione coattiva dei crediti previdenziali | L’orientamento giurisprudenziale maggioritario e di origine più remota | L’orientamento giurisprudenziale “inconsapevolmente” divergente | Conclusioni |

 

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, risolvendo un “inconsapevole” contrasto formatosi nella giurisprudenza di legittimità, hanno stabilito, con motivazione ampia e convincente, che la mancata impugnazione di un atto di riscossione mediante ruolo, o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali, produce soltanto l'effetto sostanziale della irretrattabilità del credito, ma non determina anche l'effetto della c.d. "conversione" del termine di prescrizione breve eventualmente previsto in quello ordinario decennale, ai sensi dell'art. 2953 c.c.. La conseguenza è che, qualora per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l'opposizione, non consente di fare applicazione dell'art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo (Cass. S.U., 17 novembre 2016, n. 23397).

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